Guangdong, i campioni di domani parlano cinese

Guangdong, i campioni di domani parlano cinese DAL NOSTRO INVIATO VIAREGGIO – Qualcuno sorriderà, ma alla coppa Carnevale di quest’ anno ci sono anche Vieri e Salas, Signori e Pagliuca, Cafu e Nesta. E giocano tutti nella stessa squadra… Martedì, Nakata ha persino segnato un gol. Sono i ragazzi del Guangdong, che all’ esordio hanno perso contro il Padova (3-1), mostrandosi però un bel complesso. Ordinati anche se inesperti, si stanno preparando per la serie B cinese e il Viareggio è una tappa fondamentale del cammino. Nakata in realtà si chiama Wang, ma come il giapponese della Roma è un centrocampista mobile e con una buona base tecnica. Un leader. E solo in campo si chiama così, per scelta del suo allenatore, Davide Cravero. Un italiano su una panchina straniera, non è la prima volta alla coppa Carnevale, ma la storia di questo ragazzo è diversa perché comincia nelle giovanili della Lazio e prosegue in Cina, dove è arrivato a settembre per gettare le prime basi di un progetto della società romana: creare una scuola calcio nel più popolato Paese del mondo. «Tra le tante difficoltà iniziali, dovevo riuscire a impartire degli ordini con rapidità – racconta Cravero – non potevo fermarmi per chiedere: “Lui come si chiama?”». Così ha trovato rapidamente l’ escamotage che ha fatto impazzire chi ha visto all’ opera martedì i ragazzi del Guangdong. «Loro sanno tutto del calcio europeo. In Cina ogni sera un canale è interamente dedicato alla nostra serie A ma anche a Premier League e Liga. Così gli ho chiesto di scegliersi un nome, quello che volevano. E curiosamente lo hanno fatto seguendo le loro caratteristiche tecniche e i loro sogni. Un ragazzo, per esempio, si chiama Carlos ed è un terzino sinistro veloce che batte bene le punizioni come il brasiliano del Real. Un altro è Cafu, gioca sulla fascia e spinge. Poi c’ è Vieri, che magari non è fisicamente potente come l’ attaccante dell’ Inter, ma di testa sa farsi valere». Contro il Padova è stato il portiere a mettersi in grande evidenza, in cinese si chiama Sizhuerijang. Per Cravero? «È Pagliuca, ma non è l’ unico “bolognese” visto che un ragazzo mancino che sa usare l’ effetto nel modo giusto ha deciso di chiamarsi Signori. E c’ è un ex, Baggio». L’ avventura di Cravero è cominciata a settembre, quando l’ Ausonia (azienda che lavora tra Cina e Italia) ha messo in contatto la scuola di Huizou – città con 3 milioni di abitanti nel sud della Cina – con la Lazio. Ne è nata la Lazio Asian Soccer School, in cui Cravero allena ogni giorno ragazzi di età compresa fra gli 8 e i 17 anni. «Per loro è una novità culturale: amano il calcio ma non ne fanno una scuola sino ai 14 anni. È tardi, in Italia cominciamo a 6». Ecco il primo scopo di Cravero, arricchire la mentalità cinese con le esperienze del calcio occidentale. «È un’ esperienza fantastica – spiega ancora – dalla quale mi sento arricchito». E lui non sta mai fermo, perché la scuola calcio della Lazio non c’ entra nulla con la squadra che ha portato a Viareggio. I bambini sono quelli iscritti alla scuola privata cinese, i giocatori arrivano quasi tutti invece dallo Xinjian, una regione del nord, poverissima, per giocare a calcio. Loro formano una squadra che presto parteciperà al campionato di B e sognano un contratto professionistico (che in Cina significa 200-400 milioni l’ anno in A). «Almeno 5 di loro possono farcela – spiega Cravero -. Occhio a Ortega, per esempio, che ha giocate brasiliane. Ma anche il nostro portiere è molto bravo». Manlio Gasparotto

Gasparotto Manlio

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