La Cina del pallone

Claudio Colombo, Corriere della Sera 25/11/2001, 25 novembre 2001

Cina. Davide Cravero, ex mediocre calciatore piemontese senza parentele con l’ex giocatore del Torino, professore di educazione fisica, dal settembre 2000 vive e lavora a Huizhou, cento chilometri da Hong Kong, duecento da Canton, duemilacinquecento da Pechino

Cina. Davide Cravero, ex mediocre calciatore piemontese senza parentele con l’ex giocatore del Torino, professore di educazione fisica, dal settembre 2000 vive e lavora a Huizhou, cento chilometri da Hong Kong, duecento da Canton, duemilacinquecento da Pechino. Aderì all’invito della Ausonia Consulting, una specie di import-export di idee e uomini che lavora in stretto contatto con la Lazio, e infatti allena i ragazzi di una scuola calcio che si chiama ’Lazio Chaoneng’. L’anno scorso una loro squadra ha partecipato al torneo di Viareggio prendendo caterve di gol. L’arrivo a Huizhou fu scioccante: «A Roma gli avevano detto di partire tranquillo, perché la Cina è sempre più vicina, l’inglese è una lingua universale, il mondo è diventato un villaggio globale eccetera eccetera. Quando arriva lì, dopo un giorno di viaggio, stravolto dal fuso e dalla fatica, su un milione di abitanti non ne trova uno che riesca a mettere insieme una frase compiuta nella lingua di Albione. ’Mi veniva da piangere’ ammette oggi che tutto funziona a meraviglia. Si butta nel lavoro. Il college è a una dozzina di chilometri dalla città, in aperta campagna, bello nella sua spartana efficienza, ’cinese’ (per lui è sinonimo di ’ordine’) fino all’ultimo mattone. Presto si sparge la voce che questo italiano che lavora col pallone sta facendo tanto e bene. I giornali del luogo cominciano a interessarsi a lui. Uno, il più importante (si chiama ’Huizhou Rinbao’) spedisce al campo una giornalista a intervistarlo. Lei parla inglese ’my name is Li Jin Mei, how are you’, lui risponde finalmente felice di non aver buttato via i soldi del corso accelerato. L’intervista viene bene e scoppia la scintilla amorosa: a maggio si sono sposati, a febbraio arriverà il primo figlio. Con il centinaio di ragazzi che frequenta il campus lo scambio di opinioni è un omerico e spesso chimerico sforzo linguistico. All’inizio la scuola gli aveva messo a disposizione un interprete di lingua francese. Adesso c’è un volenteroso sino-britannico a dare una mano, ma lui si è dovuto ingegnare: ha dato a ciascuno dei suoi allievi il cognome di giocatori occidentali, sicché le partitelle sono un trionfo del calcio-patacca: Peruzzi che mette in moto Cabrini, passaggio a Totti, tocco per Rivera, cross di Rivaldo e gol di Maradona. Problema: ’Giocano, giocano, e non tirano mai in porta!’».

CLAUDIO COLOMBO

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